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Giochi di rottura / Giochi di transizione
judge:
Personalmente non ho mai inteso i "giochi di transizione" come giochi che aiutassero la transizione.
Li ho sempre intesi come "giochi che ricalcano più di altri lo schema tradizionale, ma in modo coerente".
Nella mia esperienza concreta venivo da 9 anni di giochi tradizionali vissuti in prevalenza da master (D&D, MdT e un po' di Mutant Chronicles).
Come master per me è stato fondamentale leggere il manuale di Cani nella Vigna per capire in cosa differisse da un tradizionale. Non mi sto riferendo al sistema di conflitto che tutt'ora mi affascina, ma proprio ai riferimenti che Baker fa al tradizionale e al mostrare in cosa il suo gioco differisce (si veda l'esempio del super-cattivo a pag. 121, la spiegazione del non fare le scelte che devono fare i PG a pag. 119, la faccia da poker a pag. 120).
Per me è stato più un manuale di rivelazione su ciò che non andava dei miei giochi precedenti che non un manuale sulle regole di un nuovo gioco (che comunque ho voluto subito provare per applicare queste rivelazioni).
Non so, ad esempio, se Cani nella Vigna sia considerato nella categoria "di rottura" o "di transizione". Per me è stato di certo di rottura, per i miei giocatori probabilmente più vicino alla transizione perchè hanno comunque visto il loro master al tavolo che aveva preparato qualcosina (la Città).
Alla prima volta che un giocatore mi ha detto come battuta "Uso Buonsenso [venivamo da MdT] e chiedo al master cosa devo fare" ho avuto la possibilità di spiegare che io non lo sapevo e volevo scoprire da loro cosa avrebbero fatto.
Dopo una Città in CnV (disastrosa, ho sbagliato le regole sui PNG in conflitto e i personaggi sono morti tutti) siamo passati ad AiPS con una bella serie e poi a Fiasco (primo gioco per noi senza GM).
Con altri giocatori, non quelli del mio abituale gruppo, ho fatto provare di punto in bianco Fiasco. Per alcuni è stata un'esperienza indimenticabile, per altri più faticoso perchè dovevano inventarsi qualcosa e non seguire quello che qualcun altro aveva preparato per loro.
Fatte queste riflessioni sono dell'idea che sia molto soggettivo "transizione" e "rottura", quindi li classificherei semplicemente per una struttura più simile o completamente diversa dal tradizionale.
Patrick:
Sì Daniele, hai perfettamente capito il mio discorso ^^
Non intendo "gioco di transizione" come "gioco adatto a chi viene dal tradizionale", ma come "gioco con elementi riconducibili al tradizionale", o anche (in base al contesto) "gioco papuziabile". Moreno, se "giochi di transizione" non va bene come termine perché fraintendibile (si potrebbe come detto leggere come "giochi adatti per la transizione da tradizionale ad altro"), hai un termine alternativo da proporre (posto che la suddivisione è assolutamente soggettiva e non netta)? Per il resto, il post di Daniele dice tutto. :)
Concordo anche con Marco, che grosso modo ribadisce i concetti del post di Daniele, ma riconducendo il discorso all'esperienza personale ^^
Simone Micucci:
Patrick il termine che cerchi tu è "Gioco Paratradizionale" o "Gioco Pseudotradizionale". Gravitano in quegli schemi riconoscibili e sono facilmente riportabili al modo di giocare tipico dei giochi tradizionali.
In questo modo non rischi che sembri qualcosa di diverso.
Gioco di Transizione o Gioco di Passaggio fu usato inizialmente per identificare dei giochi leggermente diversi da quelli tradizionali, per far giocare il proprio gruppo senza cambiare di molto il modo di giocare.
Col senno del poi il concetto stesso è abominevole.
Perché?
Non tanto il concetto di consigliare un gioco di passaggio, ma il concetto di chiedere un gioco per far fare al proprio gruppo un assaggino di qualcosa che non sia poi così diverso.
È un concetto che nasconde al suo interno un'amalgama di sfiducia, paura, dipendenza e soffocamento. È una richiesta d'aiuto molto moderata. "Vorrei cambiare, vorrei provare qualcosa di diverso, ma ho paura di quali saranno le reazioni del mio gruppo. E se non si divertono? E se non vogliono più provare nulla di diverso? E se rimango per sempre vincolato a questo? Per favore, datemi qualcos'altro, ma che non si accorgano della differenza".
La sto estremizzando, ma se vai ad analizzare quelle situazioni ritrovi questo concetto. A diversi gradi di profondità, ma questo è quello che trovi. Un bisogno di soddisfare la curiosità di qualcuno, unito alla paura che ai suoi amici non piaccia o alla sfiducia (in loro o in se stesso). Sfiducia nel non saper giocare qualcosa di diverso. Sfiducia nel non sapere quali saranno le reazioni. Sfiducia nel non saper gestire un nuovo gioco.
Come concetto è abominevole.
E i giochi che venivano consigliati all'inizio erano giochi che potevano assomigliare alla grande al metodo tradizionale. E ovviamente i risultati raramente erano soddisfacenti.
Così alcuni (tra cui io) iniziamo a consigliare, come giochi di passaggio, dei giochi che fossero davvero di rottura. Rottura di cosa? Rottura dei soliti schemi. Non giochi illimitati, ma giochi con un endgame preciso e vicino. Non giochi da studiare, ma giochi che si imparavano in fretta. Non giochi con ambientazioni estese e opprimenti, ma giochi con ambientazioni veloci da imparare (o al limite che si facevano velocemente durante la prima sessione).
Quei giochi hanno funzionato. E nel mio cuore sono rimasti quelli i "giochi di passaggio", perché hanno permesso a molte persone di vedere che c'erano altri modi di giocare. Gli permetteva di passare oltre quel concetto.
^_^
Zachiel:
E se invece di sfiducia fosse semplicemente "mi piace il gioco che sto facendo, ma non funziona benissimo. Vorrei qualcosa che funzioni, ma che sia in sostanza la stessa cosa"?
Un po' come passare da D&D 3.x a 4e. Sostanzialmente la stessa cosa ma funziona meglio, se si vuole andare nella direzione del combattimento tattico. E se si vuole andare in quella del fare la storia?
Però giochi "di transizione" come nome per questi giochi è nato proprio perché qualcuno ha chiesto dei giochi che aiutassero a passare ai bomboloni alla crema senza sembrare un gioco completamente diverso, quindi il punto c'è, solo non fare di tutta l'erba un fascio!
Patrick:
sulla prima parte del discorso, Marco, capisco cosa intendi e ci penso un po' prima di rispondere (ovviamente se qualcuno vuole precedermi, ben venga)
La seconda parte invece non l'ho capita. Cosa intendi con "il punto c'è" e "non fare di tutta l'erba un fascio"? ^^'
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