Autore Topic: [Tirnath-en-Êl Annûn] GDR al Buio Rolo  (Letto 475 volte)

Daniele Di Rubbo

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[Tirnath-en-Êl Annûn] GDR al Buio Rolo
« il: 2019-06-10 10:18:10 »
Sabato sera ero ospite al finale della stagione 2019 del GDR al Buio di Rolo.

Lo scorso autunno ero insieme a Mattia Davolio all’Indie GDR Palace per dimostrare giochi e lui mi aveva già ventilato l’idea di fare un finale di stagione in cui invitare amici, conoscenti e appassionati che, normalmente, nel corso dell’anno non vengono a causa delle distanze. Una cosa che mi disse era che gli sarebbe piaciuto avere i creatori di Tirnath-en-Êl Annûn, essendo la loro associazione “La Contea” e, quindi, non propriamente un covo di osteggiatori di Tolkien.

Gira che ti rigira, a Lucca sarebbe stato impensabile credere che avremmo avuto il playtest kit pronto per l’inizio di giugno e, invece, ce l’abbiamo fatta. La scelta per me, come ospite al GDR al Buio, era scontata: dovevo portare Tirnath-en-Êl Annûn.

Capiamoci: gioco a Fate più o meno stabilmente dal 2013, ma è un sistema che mi mette sempre un po’ in crisi. Mi sento poco all’altezza della situazione: principalmente perché con le tentazioni faccio schifo, e perché non mi ritengo bravo a mettere addosso ai giocatori quella tensione positiva, che al tavolo tiene tutti sulle spine.

Con Tirnath-en-Êl Annûn questa sensazione è sempre stata moltiplicata, per varie ragioni.

In primo luogo, fare design su Fate è facile e difficile al tempo stesso. Facile perché è facile mettere le mani nel sistema, difficile perché è difficile farlo bene. Se con i Powered by the Apocalypse c’è il problema di assicurarsi che tutti i meccanismi siano oliati e funzionino in perfetta sinergia, con Fate c’è, in misura minore, quello stesso problema e, in misura maggiore, il fatto di dover agire in maniera molto più sottile. Insomma, Fate è un sistema nel quale, per far sì che il sistema spinga davvero, bisogna essere dei bravi game designer, se no rimarrà semplicemente un Fate cambiato di ambientazione.

In secondo luogo, sembrerà paradossale, ma io a Tirnath-en-Êl Annûn ho fatto da GM una sola volta, alla EtrusCon Estate 2015. Il veterano del gioco giocato – tra me, Antonio e Daniel – è decisamente Antonio, che ne ha giocato ormai più di una trentina di sessioni. Siccome non mi sentivo mai tranquillo a portarlo in giro, spesso non lo portavo, preferendogli altri giochi con i quali avrei potuto giocare con più scioltezza e che, allora, erano più pronti per essere giocati.

In terzo luogo, dovete considerare che io il manuale non l’ho mai davvero letto. L’ho scritto e riscritto, certo, ma non ho mai fatto una lettura organica, dalla prima alla quarta di copertina. Potrà sembrare strano, ma questo significa che, a volte, non ti ricordi (o non ti ricordi bene) le regole che tu stesso hai scritto.

E, invece, sabato è stata una bella sessione. Forse all’inizio ho perso troppo tempo a spiegare la premessa e l’ambientazione; mi sono preso il tempo per spiegare i personaggi pre-generati dello scenario, leggendo a tutti le schede perché è importante (sono triangolati ed è bene che tutti sappiano cosa si nasconde nel loro cuore!). I giocatori, Alessandro, Alessia e Luca, sono stati fantastici e hanno dato vita ai personaggi giocando con passione.

È saltata fuori una regola (quella sul recupero dei punti fato) che, a mio avviso, dovremmo spiegare meglio di com’è spiegata ora, ma ci sono stati anche alcuni momenti topici: una scena di recupero della compagnia davvero bella; Nisa che cerca di essere un guardiano migliore di quello che è stata in passato; la titubanza e il senso di inadeguatezza di Nilar conditi, però, dalla sua purezza; una tentazione che ha mostrato il cuore duro e orgoglioso di Altee; e, proprio sul finale, Altee ci ha mostrato anche di saper essere crudele e di non perdonare facilmente.

Alla fine mi è rimasta addosso davvero tanta voglia di facilitare questo gioco e, forse, un po’ mi sono tolto di dosso quella paura di portarlo in giro e di farlo provare alla gente.

Davvero un buon bilancio per me.