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Gente Che Gioca => Gioco Concreto => Topic aperto da: Claudia Cangini - 2012-03-06 11:41:35
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Non so come mai questa riflessione mi è venuta in mente proprio ora. Forse dipende dal fatto che sto giocando una serie di campagne di AiPS e iMdA fitte di sdilinquimenti sentimentali (e posso confermare che sono giochi OTTIMI per giocare questo genere di cose). Chissà.
In ogni caso la riflessione che volevo fare parte dal passato. Non so se da bambina ero un maschiaccio, per certo mi piacevano le Barbie e le pistole da Cowboy, i Lego e gli archi giocattolo. Ma all'epoca mi importava poco delle aspettative sociali nei miei confronti, quelle hanno cominciato a diventare più rilevanti nell'adolescenza.
Cut su tutti i miei sturbi adolescenziali sul ruolo sessuale e passiamo a quando ho cominciato a giocare di ruolo. Tardino rispetto a parecchia gente che posta qui, avevo una ventina d'anni i miei gusti in fatto di fiction cominciavano ad essere formati.
Ora, giocare significa raccontare storie. Si può trattare di intrattenimento superficiale ma può essere anche un atto molto personale e rivelatore. E' facile sentire l'ansia del giudizio altrui quando si produce fiction al tavolo.
A posteriori mi sono resa conto che, i primi tempi, io mi autocensuravo. Il mio dilemma nasceva dal fatto che, in realtà, io ho alcuni gusti che rientrano meravigliosamente nello stereotipo femminile. Nella fattispecie i giochi con molto crunch mi fanno scendere la catena, e faccio fatica a capirli, Inoltre ho una passione per le storie che parlano di relazioni e sentimenti con un particolare penchant per quelle piene di sdilinquimenti sentimentali e amori contrastati.
Insomma, proprio robe da donna.
A mia discolpa posso solo dire che mi trovavo a giocare in tavoli a grande maggioranza maschile e mi dispiaceva andare involontariamente a rafforzare certi luoghi comuni. Quindi, in pratica, giocavo col freno a mano tirato sulle melensaggini che mi venivano spontanee. Bisogna dire anche che, nell'evitare certi argomenti, ricevevo un aiutone dai sistemi di gioco che si usavano all'epoca: robe ottime per mazzuolare colboldi ma che non favorivano in nessun modo l'affrontare altri argomenti.
Comunque, poi sono successe due cose che mi hanno fatto cambiare atteggiamento:
1) Io sono cresciuta e, con l'età, è arrivata anche la voglia potente di fregarsene alla grande e giocare quello che mi andava. Se chi era al tavolo con me traeva qualche giudizio sulle esponenti del mio sesso in base a quanto ero impedita con i numeri e alle storie che mi piaceva affrontare, buon pro gli facesse e tanti saluti.
Probabilmente un buon incoraggiamento è venuto anche dal fatto che ho iniziato a giocare spesso con Michele, l'uomo più romantico del mondo, e uno che, in quanto a passione per le storie melense, può darmi le paste mattina, mezzogiorno e sera.
2) Ho iniziato a trovare una marea di sistemi con poco crunch che promuovevano e supportavano certe tematiche. Voglio dire, come cavolo si fa a non esplorare sentimenti e relazioni in certi giochi?
Morale della favola: eccomi qui adesso a giocare con gran soddisfazione le storie che mi piace giocare con i giochi che le supportano. Però è proprio triste che uno stereotipo ti venga a rompere le scatole sia quando ci rientri che quando tenti di uscirne!
A qualcun’altro è capitato mai qualcosa del genere? Le aspettative sul vostro ruolo sociale hanno mai influenzato il vostro gioco?
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Non credo di avere una testimonianza diretta in questo senso, ma sappi che che questo tuo pezzo entra nel mio cervello come in un macinapepe per uscire spolverizzato q.b. sul mio articolo per l'INCbook. ^_-
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Bene, allora è servito a qualcosa! ^__^
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pensandoci un attimo non credo di aver mai sofferto di questo problema, per via di come sono cresciuto: ho passato praticamente tutta la mia vita in alto adige (provincia notoriamente trilingue italiano/tedesco/ladino), entrambi i miei genitori erano italiani (non capivano un'acca di tedesco), a casa e con gli amici parlavo italiano, ma frequentavo le scuole tedesche. Per questo motivo tra i miei amici italiani ero "quello tedesco", e vice versa con i miei amici tedeschi ero "quello italiano". Ovviamente gli italiani sapevano l'italiano meglio di me, e i tedeschi il tedesco. A volte mi capitava di non capire una parola o una frase, ma (a differenza di altri miei coetanei) non mi facevo problemi ad ammettere la mia ignoranza e chiedere spiegazioni, eventualmente chiedendo anche più volte (ero giustificato, essendo quello "diverso", no?).
Cosa c'entra tutto questo con i gdr? Beh, che fondamentalmente essere cresciuto in un ambiente bilingue come "quello che non sa le cose" mi ha insegnato a non preoccuparmi di mostrare la mia ignoranza, e più in genere le mie mancanze, e per ulteriore estensione ormai mi preoccupo poco delle aspettative degli altri sul mio ruolo: quando qualcosa mi piace, non ho paura a dirlo, anche se ci si aspetterebbe altro da un ragazzo di 25 anni (ponies, anyone? :P)
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Si questa è tanta roba per l'articolo!
Ad ogni modo comprendo e condivito totalmente tutto quello che hai scritto Claudia, nel mio caso si aggiungeva anche il classio senso di essere sotto esame da "quelli più esperti", che nei giochi tradizionali non sparisce mai.
Ora mi sento libera di fare quello che mi pare, se rientro in uno stereotipo va bene, se non ci rientro va bene lo stesso. L'importante è che io mi diverta e che gli altri si divertano, tanto solitamente se mi diverto io difficilmente agli altri non succede...
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Nel gioco non ho mai avuto grossi problemi di questo genere - anche io ho iniziato tardi, e le diverse volte che avevamo in gruppo delle ragazze, in gioco si comportavano come delle virago :o ;D - giusto una mia amica tendeva a criticare i miei personaggi femminili dicendo che non erano credibili. Me ne sono sempre fregato bellamente :P
Ma ricordo che da bambino tendevo a tenere nascosto il fatto di guardare anche cartoni "da bambina" (adoravo in egual misura robottoni e maghette). Ho smesso quando ho scoperto che certe mie compagne di classe erano drogate di Goldrake e Voltron.
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Insomma Claudia, non puoi spoilerare così una parte del mio articolo! :P
Scherzi a parte, dato che questa tua esperienza è MOLTO simile alle esperienze mia e di una mia amica e intendo parlarne, posso eventualmente citarla? ^_^
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Vi do in pasto il mio modesto post. Fate di lui ciò che volete ^__^
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Anche il MIO articolo parlerà di qualcosa di simile.
E, vi giuro, né io, né Lavi, né Mattia ci siamo parlati XD
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Che noiosi che siete ;D
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E tutto iniziò da un mio post * che diede vita a domande mistiche del tipo:
- Ma una donna che gioca un uomo e viceversa è normale? E' consigliato?
- I giochi tradizionali ti tappano le ali?
- Siamo oppressi dagli stereotipi?
- ecc... XD
Claudia alla prossima INC avremo una serie di articoli moooooolto socialmente impegnati. :o
* Ecco il post incriminato!
Comunque è bello vedere che in giochi come MdA una donna non si sente fuori luogo; in giochi con ambientazione medioevale le donne sono sempre "quelle deboli" per i png, e non basta spaccargli la faccia per farglielo capire (la mia povera Trollbabe Raksha sterminerà la razza umana se un'altro villico le risponde male!).
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giusto una mia amica tendeva a criticare i miei personaggi femminili dicendo che non erano credibili. Me ne sono sempre fregato bellamente :P
E tu facevi benissimo a giocare quello che ti pareva.
Però un po' capisco anche lei, perché ogni tanto in gioco si vedono certi personaggi uomini con la vagina che proprio non si affrontano ^__^
(non dico fosse il tuo caso, eh!)
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Claudia, ti ricordo che mi devi ancora mettere alle strette con un Kagematsu. ^_-
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Volentieri, però io sono un Kagematsu da ridere, non faccio paura a nessuno! Pensa che ho difficoltà a fare il Padrone ne "La mia Vita col" perché empatizzo troppo coi miei sgherri.
C'è ben altra gente con cui mi dicono che giocare a Kagematsu sia una prodezza (tipo la leggendaria sorella di Rino :D ).
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Ma non è per provare il brivido della difficoltà, è che avevamo un discorso in sospeso da risolvere con un actual play... Ma forse non te lo ricordi, è passato un paio di secoli. XD In ogni caso, l'invito è valido anche solo per giocare una volta insieme. Eccetto una demo di Spione, non siamo mai stati allo stesso tavolo. E con Michele e Moreno anche peggio. O.o
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Ah, allora volentieri! (e ammetto che il discorso non me lo ricordo -__-)
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Si parlava anche là di uomini che interpretano donne, e mi ero dichiarato (per scherzo) offeso nell'orgoglio e pronto a difendere la mia abilità di creare un personaggio femminile che non fosse un baldraccone pitturato. ^_-
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Veramente Mattia, io mi ricordo un breve sprazzo di Spione a Lucca (perché sei dovuto andare via anzitempo per qualche ragione) in cui hai creato scene con una protagonista femminile che mi erano pure piaciute molto.
Mi hai già convinto, insomma. ^__^
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Vorrei fare una domanda a Claudia.
Il tuo atteggiamento di timore a mostrarti per quello che eri per evitare di confermare i clichè o i pregiudizi si estendeva a tutte le tue attività sociali o era limitato al gioco? Cioè riuscivi a dire che ti piaceva Ramazzotti o dovevi raccontare a tutti che andavi pazza per Henry Rollins? (^__^)
E in senso più generale il GdR enfatizza l'impatto che il ruolo sociale ha sul proprio comportamento o ne risente come tutte le altre attività?
Cioè il problema sta nel gioco, nella comunità dei giocatori, o nella persona che in generale non riesce a vivere serenamente i propri ruoli o le proprie diversità?
A tale scopo ritengo che le esperienze adolescenziali possano essere catalogate come patologie puberali piuttosto che come problemi del contesto.
Per quanto riguarda la mia esperienza:
il ruolo sociale, o le apettative sociali impattano sul proprio modo di giocare tanto più quanto sono importanti. L'ho sperimentato pesantemente quando faccio il master con dei bambini. ma questo però vale in assoluto ed in generale. Il mio ruolo di adulto impatta il mio modo di essere qualunque cosa faccia con dei bambini.
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giusto una mia amica tendeva a criticare i miei personaggi femminili dicendo che non erano credibili. Me ne sono sempre fregato bellamente :P
E tu facevi benissimo a giocare quello che ti pareva.
Però un po' capisco anche lei, perché ogni tanto in gioco si vedono certi personaggi uomini con la vagina che proprio non si affrontano ^__^
(non dico fosse il tuo caso, eh!)
La prospettiva presentata è orrida XP ;)
A ogni modo, per i miei PG femminili nessuno ha mai gridato al miracolo ma nemmeno è inorridito, finora...
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Vorrei fare una domanda a Claudia.
Il tuo atteggiamento di timore a mostrarti per quello che eri per evitare di confermare i clichè o i pregiudizi si estendeva a tutte le tue attività sociali o era limitato al gioco?
Cioè riuscivi a dire che ti piaceva Ramazzotti o dovevi raccontare a tutti che andavi pazza per Henry Rollins? (^__^)
No, la problematica aveva varie sfaccettature nei diversi aspetti della vita ma era sempre presente. Ovviamente qui parlo di come questa cosa si manifestava nel gioco.
Voglio solo precisare che Ramazzotti piacerà a tua sorella ^__^
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@Claudia: e allora mi dovrò inventare un'altra scusa. E una per Michele, e una per Moreno... XD
Ricordi bene che era Spione, ma era davvero solo un assaggio.