Autore Topic: [Vampiri V5] Dalla risoluzione dei compiti alla risoluzione dei conflitti  (Letto 707 volte)

Daniele Di Rubbo

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Sto ragionando su come creare un ventaglio di tecniche di gioco per giocare a Vampiri: La Masquerade, 5ª edizione. In particolare, voglio capire come trasformarlo in un gioco in cui si usa la risoluzione dei conflitti. Il problema non è tanto capire quando c’è o meno un conflitto: questa è una consapevolezza istintiva, credo. Il punto è capire se serve fissare le poste o gli obiettivi dei conflitti oppure no per giocare bene. E allora mi chiedo: a cosa serve fissare le poste nei conflitti? E non ho una vera risposta. Qualcuno ha pensieri a riguardo?

Moreno Roncucci

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Sto ragionando su come creare un ventaglio di tecniche di gioco per giocare a Vampiri: La Masquerade, 5ª edizione. In particolare, voglio capire come trasformarlo in un gioco in cui si usa la risoluzione dei conflitti. Il problema non è tanto capire quando c’è o meno un conflitto: questa è una consapevolezza istintiva, credo. Il punto è capire se serve fissare le poste o gli obiettivi dei conflitti oppure no per giocare bene. E allora mi chiedo: a cosa serve fissare le poste nei conflitti? E non ho una vera risposta. Qualcuno ha pensieri a riguardo?

La risposta è ovvia, e la conosci già...  8)

"dipende dal gioco".

Appena mi azzardassi a dirti che non posso assolutamente servire a fare una cosa, avrei torme di game designer dilettanti a cercare di creare un gioco che mi smentisca! (Ti ricordi quando si diceva che l'unica cosa certa in un gdr era che non si poteva giocare da soli? Ah ah ah...  ::) )

Più in dettaglio: già in partenza bisogna stabilire di cosa parli quando usi quei termini. le poste di Trollbabe non sono quelle di Cani nella Vigna. Si potrebbe dire "guardiamo cosa si intende nella maggior parte dei giochi" ma manco quello serve perché la maggior parte dei giochi di ruolo che utilizza una cosa chiamata "poste" sono scritti con i piedi, tanto che in breve tempo non le ha più usate nessuno e si è acclamato Apocalypse World perchè "finalmente un gioco che non le aveva" (sto cosa continua farmi incavolare, una tecnica perfettamente funzionale sputtanata da un sacco di asini che la usava alla *azzo e poi hanno dato la colpa alla tecnica e non alla maniera in cui la usavano...)

Arbitrariamente, e perchè suppongo tu ti riferissi all'uso che se ne fa in quel gioco, che è quello che descrive meglio la sua conflict resolution, per "obiettivi" adesso considero quello che si intende in trollbabe. "poste" è più complicato e ne parlo poi.

Secondo me, non è possibile che un personaggio faccia qualcosa (in generale, non solo in un gdr) senza un obiettivo. Se fai (se agisci) è perchè vuoi che la tua azione cambi qualcosa, altrimenti non agiresti. (se premi l'interruttore è perchè vuoi accendere la luce, quello è il tuo obiettivo). Qui siamo proprio dentro la scansione IIEE, Intento (dell'azione), Inizio (dell'azione), Esecuzione (dell'azione), Effetto (dell'azione)

Quindi, Vampiri ha già gli obiettivi, in ogni singola azione di ciascun personaggio. Semplicemente, il gioco non richiede di dichiararli (anche se il GM potrebbe farlo, immagino)

Bene: potrei scordarmi qualche eccezione, ma non credo: finora in tutti i giochi con conflict resolution che ho visto, quando c'è un conflitto ALMENO un giocatore deve dichiarare un obiettivo (anche se, come abbiamo visto, in realtà tutti i personaggi presenti in scena ne hanno uno, in certi giochi non debbono dichiararlo). CREDO che sia una ovvia conseguenza del fatto che un conflitto è dato da intenti contrastanti, e quindi se non si sa l'intento, come fai a capire se c'è un conflitto?  (però, attenzione, che un gioco potrebbe prevedere di dichiarare un conflitto senza avere un intento, dichiarandolo dopo - Trollbabe per esempio - mentre altri hanno conflitti solo quando stanno già avvenendo in fiction, vedi Sorcerer)

Obiettivo del personaggio... o del giocatore? Nella maggior parte dei casi che ho visto dire "del personaggio! Se giochi con gli obiettivi del giocatore non funziona", e la confusione o le vere e proprie istruzioni fuorvianti di molti giochi su questo punto è alla base di molti degli usi pessimi delle poste che citavo prima. Ma ci sono giochi in cui davvero devi dichiarare un obiettivo come giocatore diverso da quello del personaggio (ELFS per esempio), quindi torniamo lì, dipende dal gioco.

Onestamente non conosco molto vampiri, non ci ho mai giocato (infatti, mi sa che dovresti piuttosto parlarne con Spiegel...), ho sfogliato anni fa credo la prima edizione e l'ho rivenduta, ma da quel poco che ne so direi che è il tipo di gioco dove se fai un conflitto dove si dichiarano gli obiettivi, è meglio che sia quello del personaggio, e non del giocatore (proprio come impressione, eh...)

Poi, poste, poste, poste...  la cosa paradossale delle poste è che il gioco che le usa e le spiega meglio, (trollbabe) usa quel termine per indicare una cosa diversa da tutti (credo) i giochi che l'hanno seguito...

In trollbabe, gli obiettivi delle trollbabe (entro certi limiti di scala e di sistema) sono vincolanti per il GM: se la trollbabe vince il conflitto, li ottiene. Punto.  Questa cosa ad un certo punto in altri giochi viene chiamata "posta", sull'onda probabilmente di Cani nella Vigna.

In Cani nella Vigna, il conflitto è risolto da un insieme di procedure molto più lunghe e complesse di quelle di Trollbabe, e la "posta in gioco nel conflitto" va CONCORDATA (uno dei problemi che ho visto a volte nel gioco è che non ci sia accordo fra giocatori e GM sulla posta. Dopo anni in una discussione Vincent ammise che "era un buco che aveva lasciato apposta" per adattarsi agli usi dei vari tavoli (te possino...)...  in pratica quello che accade è che la posta la fissa il GM nei tavoli che vengono dal gdr tradizionale, o la fissa il giocatore con il GM che non ci mette bocca...   fra le due soluzioni per quel gioco la prima mi sembra più funzionale)

In trollbabe a cosa serve il fatto che l'obiettivo sia garantito? A rendere la trollbabe larger-than-life.

in cani nella vigna, a cosa serve? A far sapere prima ai giocatori cosa rischiano se perdono il conflitto.

Cioè, abbiamo i due giochi che hanno propagandato il termine "poste"... e già in due lo usano diversamente, in maniere diverse, e con scopi diversi...

Partendo comunque, come base, da questi due casi...  tu vuoi che i vampiri siano nel gioco Larger-then-life in TUTTI i conflitti, anche contro altri vampiri più vecchi? O vuoi che sappiano perfettamente prima le conseguenze di una loro sconfitta?

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Daniele Di Rubbo

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Allora, intanto grazie per l’analisi e per aver perso del tempo a rispondermi. In effetti, dovrei segnalare questa discussion e a Simone. Più tardi lo farò di sicuro.

Sto ragionando sulla “doppia scelta” che mi hai dato. Direi che nel “mio” Vampiri le poste mi servono per due cose: perché i giocatori sappiano cosa rischiano di perdere e perché comincino a ragionare su a cosa tengono davvero i loro personaggi. Per cui direi che siamo nel secondo caso. E direi che dovrebbero fissarle i giocatori proprio perché riguardano i desideri dei personaggi. Penso che il Narratore dovrebbe avere il diritto di ridurle a scale più piccole e concrete, un po’ come può fare il GM di Cani nella Vigna.

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