Autore Topic: [Sweet Agatha] Partita al Porte Aperte Festival 2019 con Alessandra  (Letto 517 volte)

Daniele Di Rubbo

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Lo scorso 30 giugno, sono stato invitato dall’associazione “La Buca del Coboldo” a partecipare con loro al Porte Aperte Festival 2019 che, da alcuni anni, si tiene a Cremona tutte le estati. Eravamo in via Solferino con tavoli e sedie da giardino e aspettavamo che qualcuno passasse per fermarsi a giocare. Per me è stata una giornata abbastanza tranquilla: una partita a Fantasmi assassini la mattina e, per tutto il resto del giorno, sono stato a parlare e a cazzeggiare con amici e conoscenti (unica altra parentesi: nel primo pomeriggio, una partita a un gioco da tavolo di cui non ricordo il nome).

Verso le 15:00, però, è passata Alessandra, una mia vecchia conoscenza, con la quale non giocavo di ruolo da diversi anni. Mi ha chiesto quali giochi avessi portato con me e, tra tutte le possibili scelte, la sua attenzione è ricaduta proprio su Sweet Agatha. Ci siamo seduti e abbiamo cominciato a giocare.

Ho cominciato a leggere il diario del protagonista. Avendolo letto tutto al volo, mi sono accorto che è scritto in un inglese abbastanza complicato, per cui tradurlo al volo non è cosa. Per questa ragione, prima della partita successiva che ho giocato, ho deciso di tradurlo tutto in italiano. Poi, ho spiegato le quattro regole in croce del gioco: Alessandra era orientata a fare la Verità ma, non appena ha saputo che doveva scegliere a ogni scena tre dei sessantasette indizi che il gioco ti mette a disposizione, mi ha detto che avrebbe preferito giocare il Lettore. Quindi, sono finito ancora a fare io la Verità. Strano!

La storia in breve

La storia che è emersa dalla partita è stata davvero molto figa e piena di elementi occulti. La nostra Agatha era parte di una setta i cui membri sostenevano di parlare con dei «Messaggeri» tramite delle radio in grado di captare delle frequenze bassissime. La setta aveva una profetessa di nome Nomi Ether, che aveva lasciato ai suoi seguaci tre libri rivelatori, pieni di poesie dal significato assolutamente irrazionale. È emerso che esistevano tre donne, a ciascuna delle quali era stato lasciato uno di questi tre libri: una certa Pandora, una certa Persephone e, infine, la nostra Agatha.

Il protagonista si chiamava Ice e, nella seconda scena, ha incontrato un giovane uomo parte del culto, Mark, che poi lo ha accompagnato per quasi tutta l’investigazione. Secondo Mark, Agatha era uno dei membri di una «Triade». Alla fine, è venuto fuori che la Triade era costituita dai tre volti di Nomi Ether, una sorta di versione moderna della Morrigan. Come se non bastasse, a rendere tutto questo ancora più concreto, ho inserito nella storia il fatto che le tre donne avessero tre età diverse, e che il protagonista e Mark abbiano incrociato più volte dei corvi che sembravano quasi osservarli.

Secondo la profezia contenuta nei tre libri, la Triade si sarebbe riunita e Nomi Ether sarebbe rinata, brandendo «la spada che squarcia le tenebre» e avrebbe così riportato la speranza all’umanità.

Verso la fine della storia, Ice e Mark hanno trovato la stazione della radio dalla quale venivano trasmesse le onde dei Messaggeri, anche se questa era abbandonata. La stazione radio si trovava nel fitto di una foresta adiacente al paese natale di Agatha e di Ice. Mentre erano saliti sull’antenna di trasmissione, i due uomini hanno visto un lago e una diga in lontananza, e tre donne camminare per andare verso di esso come se si volessero gettare.

Allora, Ice e Mark corrono verso la diga per fermarle ma, mentre le stanno raggiungendo, le tre figure sembrano quasi abbracciarsi, mentre il sole che sorge alle loro spalle. Ma, quando i due uomini arrivano sulla diga, trovano solo Agatha, che si para dinanzi a loro quasi che fosse un’altra persona. Ora non è più cupa, come era sempre stata, ma sembra felice: sembra aver trovato infine la speranza.

La storia si conclude con Agatha che abbraccia Ice a Mark e che chiede loro di riportarla a casa.

Alcune considerazioni

Nella seconda scena, il protagonista ha incontrato Mark, un PNG emerso dall’indizio «Un fotografo privo d’ispirazione», lo ha seguito e, dopo un breve scontro, ha capito che anche lui stava cercando Agatha e gli ha chiesto di unirsi alla sua ricerca. Mark sosteneva di far parte del culto, col quale si era messo in contatto attraverso la radio, strumento attraverso il quale aveva conosciuto anche Agatha, senza però mai incontrarla di persona. Pur facendo parte del culto, Mark era molto spaventato da tutti i risvolti soprannaturali della storia e, infatti, l’ho giocato come una persona davvero molto timorosa. È stato tutto molto carino, anche perché questo è l’unico caso capitatomi in cui il protagonista abbia preso un PNG sotto la sua ala e se lo sia portato appresso per tutta l’indagine.

In questa storia c’è stato un contenuto soprannaturale davvero preponderante, come non mi era mai successo prima. All’inizio avevo buttato lì qualche indizio che andasse nella direzione del soprannaturale, ma poi mi sono preso bene e l’ho seguita. In particolare, nella seconda scena, che è stata lunghissima (forse la più lunga di tutta la partita), il protagonista ha riempito Mark di domande e io ho risposto ad esse al volo, creando un sacco di mitologia, alla quale poi, in qualche modo, ho sentito di dovermi attenere. Alessandra mi faceva molte domande sulle cose che trovava: per esempio, una volta trovato il libro di Agatha, mi ha chiesto se c’erano delle parole evidenziate. A quel punto, mi sembrava una brutta scelta dire di no e ho buttato lì delle parole che, però, non erano veramente parole a caso, ma parole che sono presenti negli indizi del gioco. Insomma, per il resto della partita io non ho fatto altro che continuare e reincorporare quelle parole chiave. Di fatto, quindi, la mitologia è stata fatta emergere quasi tutta da me, che ho dovuto anche premurarmi che tutto tornasse e, alla fine, tutto, in qualche modo è tornato, anche se all’inizio ero davvero in difficoltà nello scegliere gli indizi.

Una cosa che ho fatto come Verità è stata sempre chiedere al Lettore dove sarebbe andato il protagonista alla fine di ogni scena. Questo ha fatto sì che, tra una scena e l’altra, io potessi sempre scegliere degli indizi abbastanza plausibili col luogo della prossima, sia che dovessi impostare io la scena sia che dovesse impostarla Alessandra. Questa è stata una tecnica che ho cominciato ad apprezzare dopo l’ultima partita (la terza) che avevo giocato con Moreno. Ecco di che cosa si tratta:

Abbiamo proceduto nel seguente modo: Moreno, che giocava il Lettore, diceva dove sarebbe andato o cosa avrebbe fatto, dopo la chiusura di ogni scena o all’inizio di quella nuova. Io, come Verità, avrei potuto intromettermi in qualunque momento per proporre una scena “mia”, che mostrasse una qualche traccia investigativa, oppure semplicemente per introdurre luoghi o eventi da fare accadere prima che il Lettore raggiungesse la sua destinazione desiderata o nel tentativo di raggiungerla.

Quindi, non abbiamo usato la regola opzionale per fissare l’obiettivo della scena prima di giocarla, cosa che rende tutto molto più emergente, laddove fissare un obiettivo prima sa leggermente (a mio avviso, non troppo) di prenarrazione.

In questa partita, mi è anche capitato di giocare degli “indizi ritardati”. In una scena non riuscivo proprio a giocare un indizio e, per come stava andando quella scena, mi sembrava molto più semplice infilarlo nella scena dopo.

In particolare: eravamo in un motel nella città originaria di Agatha e di Ice, e stavo aspettando che Ice e Mark si addormentassero per giocare l’indizio «Una nota fatta scivolare sotto una porta». Ma i due non si sono addormentati: sono andati in città a controllare un caffè abbandonato. A quel punto, ho pensato di “fermare” l’indizio fino alla prossima scena nella quale, non appena rientrati al motel, hanno trovato la nota infilata sotto la porta della loro stanza. Si noti che nella scena dopo, quindi, ho giocato quattro indizi al posto di tre. Questa è stata la prima volta che mi è capitato di farlo e devo dire che ha funzionato.

Mi è successa anche un’altra cosa con gli indizi. Mentre sfogliavo gli indizi non ancora usati per scegliere i tre da usare nella nuova scena, mi sono accorto che avevo utilizzato uno di essi in una scena precedente (suppongo che siano cose che succedono dopo che hai giocato questo gioco per diverse volte…). Quindi, nella nuova scena, ho scelto due indizi che poi ho giocato, mentre il terzo, quello giocato inavvertitamente prima, l’ho messo in gioco come “extra”, a fine scena, dicendo ad Alessandra che, oramai, l’avevo già messo in gioco nella scena precedente, per cui tanto valeva ufficializzarlo.

Insomma, rispetto alle partite giocate in precedenza, questa volta sono stato più elastico su come ho giocato i tre indizi per scena. Anziché giocare sempre tre indizi per scena, mi è capitato in questi due casi, e solo in questi due, di seguire la fiction non rispettando le regole alla lettera.

Infine, come ultima considerazione, devo dire che Alessandra non ha mai apprezzato particolarmente i giochi di ruolo indie: di solito, salve rare eccezione, preferiva giocare a quelli tradizionali. Invece, devo dire che sono stato molto stupito dal vedere che ha apprezzato molto questo gioco, come mi ha detto alla fine; forse tutto è dipeso anche dal fatto che la partita sia riuscita particolarmente bene.

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