Autore Topic: Fantasy Fligh - The End of the World...dove è finita l'alterazione di sé?  (Letto 2872 volte)

Stando ad una nota sul sito Fantasy Flight Games stanno lavorando ad un GDR apocalittico seriale in cui i giocatori interpretano se stessi.

http://www.fantasyflightgames.com/edge_news.asp?eidn=5027

impatto scenico poderoso, idea senza dubbio originale, climax notevole ma secondo me...non funziona...

dov'è l'alterazione di sé giocatore -> personaggio che è uno dei punti di forza di un gioco di ruolo?

la loro ipotesi è che per vivere uno scenario epico e il proprio personale cammino dell'eroe basta cambiare il mondo, mentre non c'è bisogno di cambiare (quantomeno esteriomente) sé stessi

eppure ho SERI dubbi che questo meccanismo funzioni...anche solo (ma non solo) per una questione dei meccanismi di autodifesa mentale che si ingenerano nei giocatori stessi....mah...

sbaglio?
« Ultima modifica: 2014-09-04 12:04:48 da Gabriele Baldassarre »

Antonio Caciolli

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ma mi pare sia per dire che uno giocherà PG umani normali in una situazione apocalittica e non persone sovrannaturali. Considerando il mondo dei giocatori GDR altrimenti un talento come Natural Leader o come Wants Revenge non avrebbe senso  ;) :D

ma mi pare sia per dire che uno giocherà PG umani normali in una situazione apocalittica e non persone sovrannaturali. Considerando il mondo dei giocatori GDR altrimenti un talento come Natural Leader o come Wants Revenge non avrebbe senso  ;) :D

credo di no. Nel gioco uno giocherà SE STESSO.
nella sua città, con i suoi familiari, con i suoi amici.

suppongo (anzi, voglio credere...in effetti non lo dice) che questo sia il pretesto di partenza per una digressione ucronica; questo potrebbe essere divertente nel breve, oppure generare un incasinatissimo pastiche.

sui talenti...non a caso trovo quei talenti (ed i talenti motivazionali in genere) una vera scemenza, in un regolamento di gioco :) ma questa ovviamente è solo la mia opinione

Simone Micucci

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Boh, non mi sbilancio prima di vedere il gioco e tutte le sue componenti.

Alcune di quelle dichiarazioni mi sembrano solo un pelo...ingenue?
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Moreno Roncucci

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Premesso che il gioco non mi ispira la minima fiducia, rispondo semplicemente a Gabriele sul "giocare s stessi".

Qual è il problema? A parte che gran parte dei gamers lo fanno già in D&D (quelli che lo giocano alla World of Warcract, come si infilassero in una tuta a forma di barbaro ma sono sempre loro all'interno), in ogni caso ti crei un personaggio e lo muovi in una spazio immaginato condiviso secondo un sistema di gioco.

Quel personaggio magari si chiama come te e rappresenta la tua personale immagine di cosa faresti tu in quella situazione, ma è "immaginario" esattamente come se ti immagini di essere un guerriero vichingo: "cosa farebbe Ulfar il sanguinario in questa situazione?" "cosa farebbe un Gabriele Baldassarre di un mondo alternativo dove è arrivata l'apocalisse e si aggirano gli zombi in questa situazione?". In pratica in gioco è difficile o facile uguale visto che anche Ulfgar non è che un te stesso alternativo (magari con diversa personalità... come tutti i se stessi alternativi.

Non sarebbe un gdr solo se non fosse immaginato, cioè solo se ti chiudono DAVVERO (nella realtà) in una stanza con uno zombie.

Non so, tutte queste paure (e qui non parlo solo del giocare sè stessi, ma anche altre che si sentono in giro, sul giocare senza GM, giocare con donne, giocare giochi non fantasy, giocare senza dadi, giocare live, etc.) mi sembrano tutte varianti della stessa paura dell'ignoto, e mi ricordano i galli di Asterix che hanno paura che il cielo gli cada sulla testa,...
"Big Model Watch" del Forum (Leggi il  Regolamento) - Vendo un sacco di gdr, fumetti, libri, e altro. L'elenco lo trovi qui

Quel personaggio magari si chiama come te e rappresenta la tua personale immagine di cosa faresti tu in quella situazione, ma è "immaginario" esattamente come se ti immagini di essere un guerriero vichingo: "cosa farebbe Ulfar il sanguinario in questa situazione?" "cosa farebbe un Gabriele Baldassarre di un mondo alternativo dove è arrivata l'apocalisse e si aggirano gli zombi in questa situazione?". In pratica in gioco è difficile o facile uguale visto che anche Ulfgar non è che un te stesso alternativo (magari con diversa personalità... come tutti i se stessi alternativi.

Non sarebbe un gdr solo se non fosse immaginato, cioè solo se ti chiudono DAVVERO (nella realtà) in una stanza con uno zombie.

Non so, tutte queste paure (e qui non parlo solo del giocare sè stessi, ma anche altre che si sentono in giro, sul giocare senza GM, giocare con donne, giocare giochi non fantasy, giocare senza dadi, giocare live, etc.) mi sembrano tutte varianti della stessa paura dell'ignoto, e mi ricordano i galli di Asterix che hanno paura che il cielo gli cada sulla testa,...

non è una questione di paura di un certo tipo di gioco o di sfatare un certo tipo di "dogma" di gioco. Giocare se stessi non è un "problema" è solo più difficile, e pertanto potenzialmente più insoddisfacente.

in un gioco di ruolo l'alterazione di se stessi è uno strumento potente per abbattere un certo tipo di "resistenze" sociali e - leggevo nemmeno a farlo apposta proprio pochi giorni fa - a sviluppare una  http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_della_mente che rende le emozioni di gioco più profonde (secondo l'autrice dell'articolo suddetto), perché costringe a proiettarsi in un indipendente "contesto" emotivo.

ma al di là di questo, è chiaro che Ulfar sono io e, inconsciamente, e questi si comporterà come me ed avrà molti dei miei stessi valori (o la nemesi degli stessi, per contrapposizione), ma poiché è Ulfar ho l'alibi per condurre con esso azioni diverse e avere un percorso "eroico" diverso, che porta a sacrifici diversi con personaggi diversi. Di fatto, è come se abbassassi il livello di rischio.

ma se nel gioco sono proprio IO, con un GM che magari fa vivere indicibili orrori alla mia famiglia o ai miei affetti (estremizzo), potrei avere delle resistenze emotive maggiori, o ancora potrei magari non fare delle cose perché per gli amici al tavolo...quello sono proprio io.

inoltre i giocatori al tavolo condividono un mondo condiviso e in quel mondo fanno parte di una comunità, ma non è detto che IO mi senta di appartenere alla stessa comunità degli altri giocatori attorno al tavolo (cioè, non è automatico).

a meno che non stia giocando ad un personaggio che è la versione alterata di me ma che, fatalità, si chiama come me...se così fosse ok, ma allora è solo marketing...
« Ultima modifica: 2014-09-04 15:57:28 da Gabriele Baldassarre »

Moreno Roncucci

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Ah, sì, questo è indubbio...   il "giocare sè stessi" se vuole essere una maniera per far immedesimare di più è un sistema abbastanza maldestro e controproducente, in pratica si tenderà a giocare l'immagine di sè che si vuole dare agli altri in quel momento.

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uhm.. .. a nessuno ricorda Kata Kumbas, con la sua idea di "gioco di proiezione"?
Alberto M.   - Ventura"il problema è che io ci tengo a che il mio personaggio resti vivo, ma lui non ci tiene tanto" (by Jasca)

Mattia Bulgarelli

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Io un gioco in cui "si gioca se stessi" l'ho scritto (Moreno, tu ne hai una delle TREDICI copie esistenti... XD).
Era più una parodia, un esercizio di autoironia misto ad una scusa per prendersi un po' in giro da soli, senza nessuna pretesa di serietà. ^_-
Co-creatore di Dilemma! - Ninja tra i pirati a INC 2010 - Padre del motto "Basta Chiedere™!"

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